articoli

Durante la bellissima Oshofesta dello scorso Capodanno a Lignano Sabbiadoro, Shunyo ci ha fatto fare una meditazione che non avevo mai fatto. Era praticamente un gioco, ma per me è stato molto illuminante.
Ci ha detto di camminare a zonzo nella stanza senza interagire con gli altri, con le mani rilassate e i palmi rivolti verso l’alto, protesi e pronti a ricevere qualcosa dall’alto. Poi al segnale dovevamo fermarci e guardare cosa ci era arrivato sulle mani. E senza pensare, tutt’a un tratto dovevamo immaginare che qualcosa ci arrivasse tra le mani e semplicemente osservarla. Sembrava una cosa sciocca, ma succedeva. Di fatto dal nulla la mente partoriva all’improvviso un oggetto sulle nostre mani. C’era chi si trovava petali di rosa, chi fiocchi di neve, gocce di pioggia e a qualcuno è arrivata addirittura lava incandescente! 
A me è arrivata una grossa volpe rossa. Mi sentivo molto orgoglioso di essere così “creativo”: una volpe rossa apparsa dal nulla, una cosa molto originale!


Volpe


E a quel punto Shunyo alla fine del gioco-meditazione ha detto: “La mente se lasciata a briglia sciolta produce solo pazzia. Con questo gioco avete visto quanto può essere folle”.
Ahahaha… Mi ha fulminato lì sul posto!
E così mi sono ricordato di quello che Van De Wetering scrive nel suo bellissimo libro Lo specchio vuoto, una mia antica lettura. 
Era andato a studiare meditazione in un monastero Zen in Giappone e dopo anni di studio a un certo punto il maestro Zen gli aveva raccontato questa storiella:

«Due secoli fa circa, un signore, che viveva da solo in una grande casa non lontano da qui, andò al mercato e vide un diavolo. Era un diavolo con la coda, la pelle gialla, e due lunghe zanne aguzze, pressappoco della taglia di un grosso cane. Era seduto tranquillo in una solida gabbia di bambù e rosicchiava un osso. Accanto alla gabbia c'era un mercante, intento a guardare la folla, e il signore gli chiese se il diavolo fosse in vendita.
“Naturalmente!” rispose il mercante. “Altrimenti non sarei qui. È un diavolo magnifico, forte, diligente e capace di fare tutto quello che uno desidera. Sa fare il falegname, il giardiniere, sa cucinare, rammendare gli abiti, leggere storie, tagliare la legna, e quello che non sa fare può impararlo. Non chiedo molto: 50.000 yen ed è suo!”.
Il signore non stette a mercanteggiare e pagò in contanti. Stava per portarsi il diavolo a casa quando il mercante lo fermò.

“Un momento”, disse, “poiché lei non ha tirato sul prezzo, voglio avvisarla di una cosa. Ecco, guardi: naturalmente questo è un diavolo, e i diavoli, si sa, non sono buoni”.
“Ma come! Se ha detto che era un magnifico diavolo!” disse il signore con indignazione.
“Certo, certo”, rispose il mercante, “è così. È un magnifico diavolo, ma non è buono. È e rimane un diavolo. Lei ha fatto un ottimo acquisto, ma a una condizione: lo deve tenere sempre impegnato. Ogni giorno gli deve dar da fare: da quest'ora fino a quest'altra tagliare la legna, poi cucinare il pranzo, poi la cena, poi mezz'ora di riposo, poi andare in giardino e sarchiare, eccetera. È quando gli avanza del tempo, quando non sa che cosa fare, che è pericoloso!”.
“Se questo è tutto...” fece il signore, e si portò il diavolo a casa. E, per qualche tempo, le cose andarono davvero bene. Tutte le mattine il signore chiamava il diavolo che si inginocchiava obbediente, gli dettava il programma della giornata e il diavolo partiva con le faccende di casa lavorando ininterrottamente tutto il giorno. Quando non lavorava, si riposava o giocava, ma obbedendo sempre agli ordini del signore.
Un giorno, dopo alcuni mesi, il signore incontrò in città un vecchio amico. L'incontro inaspettato e la gioia di rivedere l'amico gli fecero dimenticare ogni cosa. Condusse l'amico in un caffè e cominciarono a bere, una tazzina di sakè dopo l'altra. Poi mangiarono magnificamente e bevvero ancora una volta, finché non si ritrovarono nel quartiere dei salici. Le donne tennero i due amici occupati a lungo, e il signore si svegliò l'indomani mattina in una stanza sconosciuta.

All'inizio non capiva dove fosse, ma poi tutto gli si ripresentò alla mente e si ricordò del suo diavolo. L'amico era scomparso: pagò il conto alle donne, che di giorno erano ben diverse dalla sera prima, e corse a casa. Quando entrò in giardino avvertì un odore di bruciato e si accorse che del fumo si levava da un lato della casa. Si precipitò dentro come una furia e vide il diavolo seduto sul pavimento di legno della cucina. Aveva acceso un bel fuoco e stava arrostendo allo spiedo il bimbo dei vicini.»

In effetti ricorda molto ciò che Osho dice della mente: che è uno splendido servo, ma un pericoloso padrone.
Può sembrare esagerato attribuire alla mente delle capacità così diaboliche, ma prendi un qualunque giornale e sfoglialo. Quella è più o meno la cronaca registrata di quello che in un giorno in tutto il mondo ha fatto la mente.
Per fortuna fa anche delle cose belle: ci sono anche le scoperte della scienza, della medicina, dell’ingegneria, le creazioni di architettura, la letteratura. 
La mente sa davvero fare anche dei regali bellissimi.

E nella nostra vita, cosa sta facendo la nostra mente?

In realtà se non abbiamo introdotto la meditazione è difficile anche il semplice discernere, cioè fare una distinzione tra noi e la nostra mente, perché siamo identificati al 100%. Noi siamo la nostra mente. 
Ma quando iniziamo a meditare scopriamo che possiamo osservare la mente, quindi noi siamo un’altra cosa: siamo l’osservatore, siamo la consapevolezza. Questo osservare crea una certa distanza e possiamo vedere che la mente non è affatto noi, anzi scopriamo che ha idee tutte sue…

E quindi cosa fa la differenza?
Osho: “La mente come servitore è ottima, come padrona è pericolosa. Quando l’intuitività della coscienza inizia a entrare in funzione, la mente immediatamente si accorge di chi è il padrone. E una volta riconosciuto il padrone, sarà un ottimo servo, molto efficiente. Perché è solo un meccanismo, può fare miracoli, ma ha bisogno di un padrone che la guidi”. 

Tutto dipende dalla presenza o meno in noi del vero padrone: la nostra consapevolezza. Che ha bisogno del giusto suolo per crescere, va alimentata e consolidata attraverso l’uso.
E cosa c’è di meglio di un enorme campo energetico ispirato dalla consapevolezza di un maestro come Osho per sostenere la nostra “padrona interiore”? Il grande Oshofestival di Bellaria è alle porte, è tempo di iscriversi.
E prima di vederci lì, ecco anche oggi due begli articoli tratti dal mensile Osho Times. Buona lettura, Akarmo‚Äč