Un articolo di PRATITI pubblicato su Osho Times n. 321 cartaceo e digitale

“Lacuna”, con il suo significato di “mancanza”, deriva dalla parola “lago”, poiché è proprio sulla riva del lago che la terra scompare per poi riapparire sulla sponda opposta. E con questa immagine suggestiva e metaforica voglio raccontare di come lacune, mancanze e imperfezioni siano parti integranti della nostra esperienza umana e di come, da un punto di vista meditativo, offrano una prospettiva preziosa per la nostra crescita interiore.
Spesso ci si dedica alla meditazione per ottenerne quiete e pace interiore, ma meno frequentemente si riflette su come, attraverso di essa, emergano debolezze e carenze che possono essere la via verso una comprensione più profonda di noi stessi e del mondo che ci circonda.
Nella pratica meditativa, uno degli ostacoli principali può essere infatti la tendenza a giudicare le nostre esperienze. Quando ci sediamo per meditare, potremmo notare pensieri confusi, emozioni scomode o la mente che vaga incessantemente. Questo può farci sentire inadeguati o incapaci di raggiungere lo stato di serenità desiderato. Tuttavia, le lacune e le imperfezioni che sorgono, non sono errori da correggere, ma opportunità di crescita.
Le mancanze che sperimentiamo durante la meditazione possono essere legate a un desiderio inconscio di perfezione. E l'idea che dobbiamo essere "perfetti" per essere in pace può generare frustrazione. In realtà, il tentativo di resistere ai nostri difetti o di evitarli può amplificare il nostro disagio. Al contrario, accettare che l’imperfezione faccia parte del nostro essere può liberarci da questa tensione. La meditazione insegna ad accogliere la nostra umanità nella sua interezza, nella sua totalità, con le sue contraddizioni e fragilità.
La pratica meditativa invita a gettare uno sguardo amorevole verso le nostre mancanze, a vederle non come qualcosa da correggere, ma come un terreno fertile per la trasformazione. Accettare l’imperfezione ci aiuta a lasciar andare l’attaccamento al risultato e ci permette di vivere il momento presente con maggiore apertura. Quando non ci aspettiamo che tutto sia perfetto, siamo più liberi di sperimentare la vita così com’è, senza sovrastrutture mentali che ci bloccano. La perfezione è, per sua qualità intrinseca, irraggiungibile e come tale un’aspirazione inutile.
E in fondo, la meditazione non è una tecnica per eliminare le difficoltà, ma una via per imparare a conviverci con serenità. Riconoscere le nostre lacune e mancanze, come parte integrante del cammino, ci permette di avvicinarci alla nostra vera essenza, ci insegna a vivere appieno tutti gli aspetti dell'esistenza. Nella quiete della pratica meditativa, scopriamo che proprio i difetti ci aiutano a vivere con più leggerezza e autenticità. In questo modo, le nostre imperfezioni smettono di essere ostacoli e diventano porte d’accesso a una saggezza più profonda.
“Io sono del tutto fallibile, perché́ non sono nevrotico, non sono uno psicotico né un perfezionista. E amo le mie imperfezioni, amo questo mondo perché́ è imperfetto. È imperfetto, per questo sta crescendo: se fosse perfetto, sarebbe un mondo morto. La crescita è possibile soltanto nell’imperfezione. Perfezione significa punto d’arresto, perfezione significa morte suprema, oltre la quale non c’è più̀ modo di andare. Perciò ama questa imperfezione, celebra questa imperfezione”. 1
“La totalità può esistere, la perfezione è impossibile”. 2
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1. Una perfetta imperfezione, Cairo
2. I tarocchi nello spirito dello zen, Lo Scarabeo