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La mente che desidera e il suo opposto

Dai PRIMI DISCORSI di Osho

Un brano INEDITO di Osho

 

Osho


INEDITI A TEMA

I primi discorsi di Osho

 

Vi presentiamo una serie di discorsi inediti tratti dalla serie in hindi, Jyun Tha Tyun Tharaya, che significa “Così com’era, così è rimasto”, un modo di dire che vuole indicare il “lasciare che le cose conservino la loro natura”.

Questa serie raccoglie i primi discorsi di Osho registrati su nastro, alla fine degli anni Sessanta, che in inglese vanno, per l’appunto, sotto il titolo di Early Talks, “Primi discorsi”.

 

Primo Capitolo

 

La mente che desidera e il suo opposto

 

Discepolo

Posso farti una domanda sulla pratica della meditazione? Non riesco a capire in che modo possa essere utile…

 

Osho

Essere in meditazione significa fare uno sforzo per essere consapevoli, essere consapevoli dell’intero processo della vita; ma all’inizio si può scegliere un oggetto, come il respiro. È un oggetto molto naturale di cui essere consapevoli: l’inspirare e l’espirare. Sii consapevole del respiro, continuamente: il respiro esce, entra. E sii consapevole del ritmo e del processo, di come arriva e se ne va, sii consapevole.

Nel momento in cui ne sei consapevole, senti un certo cambiamento, un cambiamento chimico nella tua mente. Perché quando diventi consapevole del processo del respiro, la mente diventa silenziosa. Il silenzio si genera automaticamente. Perché tutta la tua mente è impegnata a osservare, a essere testimone del respiro. Inoltre il cerchio ritmico del respiro genera una musica interiore. E anche quella musica interiore ti conduce a momenti dentro di te sempre più silenziosi e più dolci. Quando cammini, fai il bagno, mangi, o fai qualsiasi cosa, anche lavorare nei campi, sii consapevole del tuo respiro.

Ma questa consapevolezza, questo sforzo di consapevolezza, non deve essere una fatica, deve essere senza sforzo. Lo stesso sforzo deve essere senza sforzo. Non deve essere faticoso, non deve diventare tensione, non devi portarlo al punto di generare ansia o uno sforzo forzato, o di sentire una tensione interiore. Lo sforzo deve essere senza sforzo. Significa compierlo senza alcuna fatica.

 

Discepolo

Ma se non riesco a mantenere la consapevolezza, poi devo aspettare il momento in cui ci riesco… Mi accorgo che, quando cerco di praticare la consapevolezza, non dura molto…

 

Osho

All’inizio non dura. Non dura molto a lungo all’inizio, ma tu continua a praticarla. Quando diventi consapevole di non riuscirci, continua. Se te ne dimentichi, lascia che sia, poi quando ti ricordi, ricomincia. Non restarci male quando il flusso si perde. Oh no, non c’è bisogno di restarci male.

Quando ne diventi consapevole, anche solo quattro o cinque volte al giorno… Quando ne diventi consapevole, continua. Quando te ne dimentichi, lascia che sia. Poi diventerai di nuovo consapevole e questo ritornare a essere consapevole e senza restarci male, senza fatica… Lascia semplicemente che accada quando te ne ricordi. E per quanto tempo te ne ricordi non importa. Anche per pochi secondi o pochi minuti è abbastanza.

A poco a poco l’intervallo di presenza diventerà più lungo, a poco a poco te ne ricorderai di più, a poco a poco gli intervalli tra due momenti in cui te ne ricordi saranno più brevi. E dopo un certo tempo, dipende da come lo fai, dopo un certo tempo te ne ricorderai costantemente. Ma non desiderarlo. Sii grato se te ne ricordi anche solo per pochi secondi, sii semplicemente grato. È abbastanza, abbastanza per oggi. Domani l’intervallo sarà più lungo, la pausa sarà più breve e l’intensità andrà più in profondità e dopo un certo tempo te ne ricorderai senza alcuna fatica. Continuerà parallelamente a tutto il tuo lavoro, a tutte le tue attività. Fuori farai tutto e dentro ci sarà il ricordo. Sarai consapevole. Quella consapevolezza continuerà.


Quella continuità arriva da sé se continui semplicemente a farlo. Ma non restarci mai male se non dura quanto avresti desiderato. Non c’è alcuna ragione di desiderare. Sii grato per quanto dura, sii grato. È abbastanza.

Questo atteggiamento genererà quello sforzo senza sforzo. Sforzo senza sforzo. Quando te ne ricordi, per un solo istante, sii consapevole e poi lascialo andare. Non aggrapparti. Non farlo per forza. La forza non serve. Deve essere spontaneo, senza sforzo, senza fatica. Se nell’arco di una giornata arriva anche per un solo momento, anche per un solo istante, diventerà un seme dentro di te e il seme continuerà a crescere.

E un giorno scoprirai che quel ricordo è diventato parte integrante della tua mente conscia. Poi, a lungo andare, a volte anche di notte, mentre dormi, arriverà il momento in cui te ne ricorderai perfino nel sonno e diventerai consapevole. Allora la continuità penetrerà nel sonno e si creerà un cerchio. Ma questo richiede tempo e pazienza e una gratitudine amorevole. Non restarci male per quei momenti in cui non sei consapevole, ma sii grato per i momenti in cui lo sei. Dai importanza a quei momenti vivi in cui sei consapevole, non pensare ai momenti che sono passati senza alcuna consapevolezza.


Succederà, non è difficile. Quando succede, uno capisce quanto fosse sciocco: era così semplice, così facile, così naturale. Ma lo si capisce solo quando succede. Prima sembra difficile, ma la difficoltà non sta nel processo. La difficoltà sta nella nostra impazienza. Siamo così impazienti, vogliamo tutto senza alcuna preparazione. Vogliamo tutto qui e ora. Può arrivare proprio qui e ora, ma richiede una pazienza infinita. Se hai una pazienza infinita, anche questo preciso istante può diventare un momento di esplosione. Ma tutta la nostra mente, tutta la nostra struttura mentale, è basata sull’impazienza. Quell’impazienza crea una barriera interiore. Per questo la meditazione non dovrebbe mai diventare parte integrante del nostro desiderio.

Perché non puoi essere meditativo con una mente piena di desiderio. Perché una mente che desidera crea una corrente di desiderio che è contraria alla corrente della consapevolezza. Il desiderio è una parte integrante della mente inconscia. Quindi se desideri troppo, anche se desideri dio, anche se desideri la liberazione, anche se desideri la meditazione, il samadhi, proprio questo desiderio diventerà una barriera. Quindi non desiderare. Sii soltanto curioso di conoscere, di sapere che cos’è la meditazione. Non fare della meditazione un mezzo verso qualcos’altro. La meditazione dovrebbe essere il fine.

Vogliamo conseguire la mente completamente e totalmente silenziosa. Perché? Perché abbiamo conosciuto la mente non silenziosa, abbiamo conosciuto la mente che desidera, abbiamo conosciuto la mente che ha un anelito e si aggrappa e ne abbiamo sofferto. La sofferenza è stata così tanta. Abbiamo conosciuto tutto questo e la sua sofferenza. Ora vogliamo conoscere la mente opposta e anche ciò che arriva con essa.


Ma non la conosciamo, quindi non possiamo desiderarla, non sappiamo quale sarà l’esito di una mente silenziosa. Ma abbiamo conosciuto la mente non silenziosa, abbiamo conosciuto la sofferenza che comporta, l’oscurità, dukkha, ma non sappiamo quale delizia, quale beatitudine arriverà quando la mente diventerà meditativa, consapevole e silenziosa. Vogliamo solo conoscere l’opposto. Abbiamo sofferto così a lungo, per così tante vite. Vogliamo sapere qual è l’altra mente. Anche quell’altra mente è la nostra mente, ma è rimasta inattiva a causa dell’attività di questa mente. Mentre questa mente diventa silenziosa, quell’altra mente, più profonda, interiore, molto più interiore, esploderà e ne nascerà una nuova visione, una nuova vita.

Ma non desiderarla. Il desiderio… Ogni genere di desiderio fa parte di questa mente che vogliamo trascendere. Quindi se desideri, questa mente ricomincia a lavorare. E ricomincia a creare schemi di sofferenza. Lascia andare questa mente, perché hai già sofferto. Lascia andare questa mente, perché stai soffrendo. E lascia che arrivi la mente nuova, senza desiderio, senza un anelito particolare, lasciala arrivare. E osserva ciò che accade.

Accade molto.
 

Osho, Early Talks #1

3 giugno 1969, pomeriggio, Udaipur, India