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ESSERCI

È l'unica forma d'amore

Un articolo di SIDDHO pubblicato sull'OSHO Times speciale OSHO Festival

 

Abbraccio


Mi son chiesta cosa scrivere, per questo numero unico e speciale di Osho Times distribuito all'OSHO Festival di Bellaria 2026...

Nel mio lavoro, il mio interesse per la consapevolezza, la meditazione e la terapia è molto alto e mi rendo conto che tutte le strade portano verso un unico centro… ESSERCI.

Esserci osservando i legami con i miei sistemi familiari. Esserci scoprendo e incontrando le mie polarità interiori, maschile e femminile. Esserci con chi amo. Esserci in ciò che faccio.

E poi mi son ritrovata a scorrere, nel descrivere la mia esperienza interiore, le mie comprensioni di questi anni di meditazione e di lavoro con le persone.

Volere qualcosa dall’altro. Chiedere, aspettandomi ciò che secondo me è “giusto”. Ricevere. Pretendere. Interpretare.

Tutte queste dimensioni della mente sono illusioni che in realtà mi tengono “separata” dall’altro e divisa dentro.

Esserci per me significa essere radicata in me stessa, non in senso egoico, ma in una realtà che è “permetto alla vita di attraversarmi”.

Esserci è lasciare che le cose si manifestino e osservare con accoglienza silente l’evento; un silenzio della mente, non un silenzio verbale. Senza borbottio interiore, senza approvazione o disapprovazione, come un semplice specchio.

Lo specchio non giudica, non respinge, non esulta e non si deprime, non manipola e non prende le parti di nessuno.

E come dice Osho: “Lo specchio non volta le spalle a nulla, ma accoglie qualsiasi cosa si presenti”.

Esserci è rispecchiare ciò che è. Se ad esempio un collega fa un errore e me ne accorgo, esserci è dirlo, senza che questo infici nulla del valore della persona che lo ha commesso: l’errore è un evento. Sia che sia io a farlo notare, sia che sia l’altro a farlo notare a me, senza enfasi, l’evento resta neutrale. Non è né bello né brutto, semplicemente è.

Non c’è alcun bisogno a quel punto di difendermi, nasconderlo o giustificarmi.

Ma in questa dimensione di specchio, osservatore o presenza, le emozioni non sono una priorità, anzi le emozioni, il pathos, non trovano spazio. Trova spazio una sorta di sana neutralità, che piano piano diventa “spaziosità” interiore.

Questa spaziosità interiore diventa a sua volta creatività. Capacità di rispondere invece di reagire.

“Rispondere a una situazione” passa attraverso l’ascolto di me stessa e la responsabilità di offrire un’azione consapevole come risposta. In questo caso IO sono al centro dell’evento e non l’altro…

Reazione significa rispondere alla situazione in modo meccanico, attingendo dal passato, dal conosciuto, da regole o schemi sicuri, dai meccanismi di difesa o di fuga, invece che dall’intelligenza di restare nel momento presente.

Quando agisco da uno spazio di creatività, quando rispondo piuttosto che reagire, non c’è più bisogno di essere capita o vista, perché sono connessa a me stessa. Sono io che comprendo i miei bisogni, che mi prendo la responsabilità di rispettarli, che mi vedo, persino nelle mie fatiche, e mi apprezzo per quello che faccio e che creo.

Ed ecco l’importanza di esserci anche nel più piccolo gesto, nell’ascolto, nel ritmo. Per sentirmi appagata dentro, in contatto con il corpo e non con la dimensione della mente che vuole che le cose siano diverse da come sono, o da come sono accadute, o che addirittura non accadano!

Quando sono in contatto con la mia energia, non offuscata dalle aspettative verso l’esterno, posso avere una visione più ampia, posso mettermi in gioco per la mia stessa gioia, posso fare progetti per il piacere di sentirmi connessa alla vita e non perché qualcuno mi dica “brava”. Ed è proprio da questo spazio che nasce l’azione creativa, la visione del prossimo passo.

La gratificazione esterna può arrivare, ma è una conseguenza incerta, mentre l’appagamento interno, se sono in contatto con la mia energia creativa è certo.

 

Relazione e creatività

Anche la relazione con l’altro può funzionare solo se c’è uno spazio di accettazione di noi stessi in primis e di connessione alla nostra creatività.

Se c’è uno spazio interiore capace di accogliere la lontananza o l’incomprensione sapendo che anche l’altro ha dei limiti, così come li abbiamo noi, ma forse su piani diversi.

Ecco perché la connessione alla nostra energia creativa è fondamentale in una relazione.

Fare un lavoro appagante, avere ritmi rispettosi dei nostri bisogni.

Prenderci la responsabilità di attività che danno gioia.

Questo appagamento interiore dà pienezza e radicamento.

Per energia creativa, intendo la gioia di essere noi stessi nell’azione, nell’essere “svegli” e presenti mentre facciamo qualcosa piuttosto che meccanici e distratti, o pensando ad altro.

Presenti nel qui e ora.

Quindi il primo passo è essere radicati e appagati interiormente.

Solo allora il secondo passo può accadere in modo sano. La relazione, che sia con un partner, un figlio, un genitore, o un amico può funzionare soltanto se siamo connessi alla nostra energia creativa nel presente e se l’aspettativa lascia il posto alla solitudine.

Cosa intendo con queste parole?

Quando mi aspetto qualcosa, se quel qualcosa non arriva, la percezione interna è di “buco”, un’assenza spiacevole; ma se, quando un’aspettativa non è appagata, a causa del comportamento dell’altro, o da una situazione esterna, entro dentro di me e riempio quel “buco” di presenza, con un “io ci sono qui, esisto”, e inizio a percepire il mio corpo, il mio respiro, la mia energia, raccolgo l’energia dall’esterno verso l’interno ed ecco che accade una sorta di magia…

Esserci è amore. Quel “buco” diventa spazio pieno di me.

Si crea in modo naturale una distanza dall’evento e dalla frustrazione ed entro in un senso di sana solitudine.

Sì, io esisto, anche se c’è distanza o incomprensione. Io esisto e l’altro esiste così com’è.

Allora posso “vedere”.

In quel vedere c’è distanza, c’è meditazione, silenzio, spazio.

Allora la relazione non è prendere dall’altro, ma condividere da uno spazio di pienezza; non è manipolazione, ma rispetto di sé e dell’altro.

L’altro non è lì per appagare i miei bisogni, ma per condividere se stesso e a volte le cose coincidono.

Una relazione consapevole, alla base ha uno spazio individuale di meditazione, solo allora i due individui possono rispettarsi e accogliersi a vicenda, permettendosi una sana libertà, la libertà di essere e di esserci. Sanno amare spazi di solitudine individuale e anche momenti di condivisione. Ed entrambe le dimensioni sono ugualmente necessarie, entrambe sono amore.

E se per qualche motivo questo non accade e le divergenze sono troppe e la distanza è incolmabile, il movimento sano, ascoltando se stessi, può essere il distacco. E quando l’azione sgorga da uno spazio d’amore per se stessi, la separazione non sarà solo dolore, ma anche pace e rilassamento.

Esserci è anche lasciare andare, permettere al fiume della vita di scorrere nel cambiamento, nelle forme che si trasformano, mentre l’amore nel profondo continua a scorrere… Non è amore per qualcuno in particolare, ma amorevolezza.

E l’amorevolezza si diffonde al di là degli oggetti e delle forme, è un’atmosfera che può sgorgare dal cuore, senza confini.

E senza confini è l’esperienza della meditazione. Può accadere praticando una tecnica, lavando un pavimento, danzando, o stando in silenzio a osservare semplicemente il proprio respiro.

Esserci è meditazione.

Esserci è amore

Due facce della stessa medaglia.

 

Siddho condurrà insieme ad Anurag due eventi durante Osho Festival 23-26 aprile 2026 di Bellaria: GUARDA QUI CHE RICCO PROGRAMMA

Siddho e Anurag a OSHO Festival

Per tutte le informazioni sui gruppi e training di Siddho e Anurag: www.taoessence.it