Una macchina come guru?
Forse l’hai sentito anche tu… giorni fa il papa ha incoraggiato i giovani preti a resistere alla tentazione di farsi scrivere le omelie della messa dall’intelligenza artificiale. Sottolineando che la condivisione della fede debba essere autentica e personale.
Io ricordo le prediche del parroco del mio paesino quando ero ragazzo e andavo in chiesa. Bene o male ripeteva le parole del vangelo cercando di convincerci a fare “il bene” e ad evitare “il male”.
Certo elaborava un po’ la cosa legandola al presente, ma come sostanza attingeva i parametri di riferimento da quello che aveva memorizzato dei tanti libri letti in seminario, dal vangelo in giù.
Cosa che, da quello che vedo, certo saprebbe fare bene anche l'intelligenza artificiale, basta indirizzarla con le giuste dritte... attingerebbe a molte più fonti di quelle a cui saprebbe attingere il povero curato di paese nei suoi ricordi e, se gli scopi da raggiungere nell'omelia venissero descritti con abbondanti dettagli, l'IA riuscirebbe a confezionare un'ottima predica.
In Giappone sono andati anche oltre l'omelia pubblica della domenica... vista la carenza di monaci buddhisti, nel tempio di Kyoto hanno installato un robot umanoide vestito di grigio come un monaco zen, l'han chiamato Buddharoid che risponde a tutte le tue domande "spirituali" personali attingendo la "propria saggezza" alle scritture buddhiste.
Queste cose possono sembrare assurde... ma se le confrontiamo con il farsi guidare, comunque, da un sistema di ricordi, come di fatto è la nostra mente, alla fine sono solo un diverso livello di efficienza. Dove, aihmé, la macchina non può che, dopo il necessario training, essere superiore al cervello umano.
Macchine come l'intelligenza artificiale sono state costruite sul modello della macchina umana chiamata cervello...
Ma sulla via della meditazione, come Osho e tutti i mistici ci ripetono, è proprio la memoria il vero ostacolo. Agire in base alla memoria vuol dire rimanere bloccati nel passato. Pensare di rinnovarci facendoci guidare dal nostro passato, cioè dal nostro condizionamento, è esattamente quello che abbiamo provato a fare finora e non ha funzionato. Ci serve una risposta aldilà della macchina....

Osho: «Per quanto riguarda il conoscere, abbiamo lasciato questo compito alle macchine. La nostra memoria è semplicemente una macchina, e poiché abbiamo lasciato ad essa il compito di conoscere, la nostra consapevolezza non si risveglia. Affinché la nostra consapevolezza si risvegli, tutto il peso, il dolore e la sofferenza dei problemi della vita devono toccare la nostra coscienza, perforarla. Allora essa viene disturbata e comincia a risvegliarsi, comincia a diventare consapevole. È solo quando la vita ci ferisce che qualcosa si risveglia in noi. Solo quando la vita ci sfida, l'energia si risveglia e dà la risposta.
Non agire attraverso la memoria. Quando si tratta dei problemi più profondi della vita, quando si tratta di conoscere la verità, la divinità, l'anima... di' alla tua memoria di tacere. Solo allora nascerà la vera comprensione.
E non otterrai necessariamente la risposta verbale. Ci possono essere molte risposte per le quali non ci sono parole, che possono essere trovate solo nel silenzio.
In quel silenzio, in quello stato di assenza di risposta, il tuo essere inizia a trovare una soluzione. Anche se la soluzione non arriva sotto forma di parole... ma dal giorno successivo la tua vita inizia a prendere una direzione completamente diversa». Osho
La verità è che nessuna risposta verbale... e soprattutto nessuna risposta che ci arriva da un altro, può saziare il nostro anelito, può spegnere quel punto interrogativo esistenziale che non formula parole nemmeno nella domanda. Quello che cerchiamo è in effetti non una risposta ma un'esperienza.
Osho: «Una volta un uomo si recò dal Buddha e gli pose alcune domande. Il Buddha gli disse: "Se vuoi davvero trovare le risposte alle tue domande, vai altrove. Io non do risposte, do solo soluzioni".
L'uomo era perplesso. Chiese: "C'è differenza tra una soluzione e una risposta?"
Il Buddha rispose: "C'è una grande differenza...
Le risposte sono intellettuali, verbali. Ma le soluzioni non sono intellettuali. Sono spirituali, interiori. Le risposte sono nelle parole e le soluzioni vengono dalla meditazione. Io posso darti delle risposte, ma le soluzioni vengono da dentro. Quindi sono certamente in grado di darti delle risposte, ma se vuoi trovare delle soluzioni, allora devi aspettare. Le risposte possono essere date immediatamente, ma le soluzioni richiederanno anni, persino tutta la tua vita, persino numerose vite. Se hai tanta pazienza, aspetta".
L'uomo disse: “Sono stanco di cercare risposte. Ho cercato negli ultimi trent'anni, ma chiunque incontro mi dà semplicemente una risposta. Ottengo risposte, ma le domande rimangono; non scompaiono. Quindi sono pronto ad aspettare, aspetterò pazientemente”.
Il Buddha disse: “Resta qui. Dopo un anno, nello stesso giorno di oggi, ponimi di nuovo quelle domande”.
Lui rimase. Durante quell'anno fu iniziato alla pratica della meditazione, gli fu insegnato come rimanere in silenzio.
Passò un anno. Dopo un anno Buddha gli disse: "Ora puoi chiedere".
Ma l'uomo iniziò a ridere. Disse: "Man mano che diventavo sempre più vuoto dentro di me, le mie domande scomparivano. Quelle domande mi avevano anche riempito interiormente. Ora non ho più alcuna domanda".
Il Buddha disse: "È arrivata qualche risposta?"
Lui rispose: "Non è arrivata alcuna risposta, ma ora non ho bisogno di alcuna risposta. Ho raggiunto le soluzioni che stavo cercando. Tutta la mia vita è stata trasformata".
La realizzazione sta nella trasformazione della vita e non nel trovare una risposta».
Sull'onda di questo brano di Osho, tanto per giocare, ho chiesto all'Intelligenza Artificiale:"Sto cercando una soluzione alle mie domande e non solo delle risposte, va bene se la cerco a Osho Festival?"
Sai cosa mi ha risposto?... "Cercare soluzioni interiori all'Osho Festival è coerente con l'approccio di Osho, incentrato su meditazione, consapevolezza, amore e celebrazione, finalizzato al risveglio spirituale e alla libertà individuale. È un luogo concepito per l'auto-esplorazione piuttosto che per risposte intellettuali preconfezionate, ideale se cerchi un'esperienza trasformativa."
Naturalmente avrà preso la risposta dai vari post che abbiamo pubblicato noi sui social... comunque mi ha risparmiato del tempo per la conclusione di questa newsletter. E allora ci vediamo all'OSHO Festival? È tempo di iscriversi VAI AL SITO.
E siccome niente va tolto al valore di certe parole nate proprio per aiutare ad avvicinarsi all'esperienza, ecco anche oggi due nuovi articoli. Uno è stato scritto da Siddho che sarà all'OSHO festival di quest'anno con due eventi insieme ad Anurag: Esserci, unica forma d'amore. E l'altro è un brano inedito di Osho tratto dai suoi primi discorsi: L'amore non ha bisogno di metodo, l'odio sì.
E poi naturalmente continua la Nuova Serie di Human Design di Marga che puoi leggere QUI.
Buona lettura, Akarmo
PS.: Arrivederci alla prossima newsletter quindicinale... e se non la ricevi ma vuoi riceverla (è gratuita), compila il piccolo form sulla home page di Oshoba, QUI.