
INEDITI A TEMA
I primi discorsi di Osho
Vi presentiamo una serie di discorsi inediti tratti dalla serie in hindi, Jyun Tha Tyun Tharaya, che significa “Così com’era, così è rimasto”, un modo di dire che vuole indicare il “lasciare che le cose conservino la loro natura”.
Questa serie raccoglie i primi discorsi di Osho registrati su nastro, alla fine degli anni Sessanta, che in inglese vanno, per l’appunto, sotto il titolo di Early Talks, “Primi discorsi”.
Secondo Capitolo, seconda puntata
Una consapevolezza che semplicemente esiste, come la luce, come una fiamma.
Discepolo 1
Se, come dici, la conoscenza è un ostacolo al risveglio dell’uomo, allora che genere di conoscenza stai risvegliando in noi? Vuoi che l’uomo resti ignorante?
Osho
No, non ignorante. Non sto dicendo che l’uomo debba essere ignorante, sto dicendo che dovrebbe essere sempre pronto: aperto, non chiuso. La conoscenza acquisita nel passato non deve diventare un ostacolo per il futuro.
Discepolo 1
Ti riferisci solo alla conoscenza religiosa?
Osho
Certo, certo. Quando parlo di conoscenza, intendo sempre quella religiosa, perché in realtà non esiste una conoscenza che non sia religiosa. La conoscenza scientifica è solo informazione. Non esiste una vera conoscenza scientifica. È solo informazione, quindi può essere trasmessa. Non esiste una conoscenza scientifica in senso proprio.
Discepolo 2
Ma esiste anche una conoscenza che può essere trasmessa?
Osho
No. Se è trasmessa, non è religiosa. Non è né religiosa né conoscenza. Ognuno deve conoscere se stesso. Quando arriva attraverso gli altri, diventa qualcosa di morto. Diventa semplicemente informazione, non è religione. “Religioso” significa ciò che è stato vissuto, ciò che è esistenziale, ciò che è stato ottenuto attraverso la vita, non attraverso le scritture, non attraverso i maestri, non preso in prestito, ma vissuto.
La conoscenza religiosa è l’unica vera conoscenza. Perché lo dico? Perché la scienza può sapere qualcosa delle cose. Quando la scienza conosce qualcosa, conosce “qualcosa su qualcosa”. È sempre una conoscenza esterna, una familiarità dall’esterno. Uno scienziato che conosce un fiore conosce qualcosa su di esso. Tutto ciò che si può conoscere su di esso, lo conosce. Cerca di sapere sempre di più, ma rimane sempre informazione. Non è entrato nel fiore, non è diventato uno con esso. Non lo ha conosciuto dall’interno, lo ha conosciuto dall’esterno.
Conoscere dall’esterno è ciò che definisco informazione. Conoscere dall’interno è ciò che definisco conoscenza. E l’uomo può conoscere dall’interno solo se stesso, tutto il resto sarà conosciuto dall’esterno. Perciò solo la conoscenza religiosa, quella che significa conoscenza di sé, conoscenza della propria realtà interiore, è vera conoscenza, perché conosce davvero, non è informazione su se stessi.
Ma possiamo accumulare e coltivare anche informazioni su noi stessi. E allora diventa di nuovo qualcosa di non religioso. Per questo le scritture non sono religiose. Possono essere scientifiche o no, ma nessuna scrittura può essere religiosa, perché può solo fornire informazioni: può trasmettere ciò che Mahavira ha conosciuto, ciò che Buddha ha conosciuto. Posso sapere ciò che Buddha ha conosciuto, ma non è la mia conoscenza.
Discepolo 1
In che modo questo diventa un ostacolo?
Osho
Diventa un ostacolo perché quando qualcuno arriva a credere di sapere, mentre in realtà non sa, ma ha solo accumulato informazioni e questa raccolta di informazioni interiori gli dà l’idea di sapere, non cercherà più una conoscenza ulteriore, non cercherà più da sé. Diventa un ostacolo, perché crede di sapere, mentre in realtà non sa. Questo equivoco del sapere è l’ostacolo.
Inoltre, quando la mente è racchiusa nelle informazioni e c’è molta informazione intorno alla mente, molta conoscenza, molte scritture, si crea una barriera tra sé e ciò che è. Quando incontri un fiore, se non sai nulla su di esso, devi contemplarlo. Ma se sai qualcosa, lo oltrepassi, perché c’è la barriera della conoscenza: “So cos’è, è una rosa, è un bel fiore”, dici e ti sfugge. Non c’è stato alcun contatto vivo tra ciò che chiami rosa e la mente racchiusa in una falsa idea di conoscenza.
La rosa può essere conosciuta non attraverso ciò che sai su di essa, ma attraverso un contatto diretto con la sua esistenza vivente. Tuttavia la rosa è ancora qualcosa di esterno. Non puoi nemmeno pensare a te stesso, perché chi penserebbe? E ogni tipo di informazione fa parte del pensiero. Trasforma la mente in una macchina che pensa. Continui a pensare, a leggere e a girare intorno a un concetto. Ma se si vuole conoscere se stessi, bisogna smettere di pensare. Perché è proprio il pensiero che ti allontana.
Discepolo 1
Allora non dovremmo leggere libri sulle cose?
Osho
No, non sto dicendo questo. Non sto dicendo che non si debba leggere, né che l’informazione non serva. Sto dicendo questo: devi leggere, devi conoscere, ma devi anche sapere che questa conoscenza è solo informazione, non è conoscenza. Se ne sei consapevole, non diventerà un ostacolo e la tua mente resterà aperta. Sarai sempre pronto a imparare, sempre pronto a scoprire. Non sarai “arrivato”, sarai ancora alla ricerca.
Ma l’uomo che crede di sapere pensa di essere arrivato. Il dotto si considera “arrivato”. E allora non c’è più viaggio, non c’è più trasformazione, non c’è più ricerca: la mente si è chiusa nella conoscenza. Può sembrare contraddittorio, ma è la verità: una mente che crede di sapere diventa incapace di conoscere.
Discepolo 2
Si dice: “Quel che pensi, diventi”. E se si pensa al vero sé?
Osho
No, questa è una delle idee più sbagliate. No, non puoi diventare ciò che pensi. Ma puoi sentire di essere diventato qualcosa. In base a ciò che pensi, puoi avere la sensazione di essere diventato qualcosa, puoi immaginarlo. Ma l’immaginazione non è conoscenza.
Se qualcuno pensa “Io sono Brahman, io sono Dio” e continua a ripeterlo, arriva a sentirsi divino. Ma questa sensazione non è conoscenza. È solo immaginazione, suggestione, ripetuta, autoindotta. Si è ipnotizzato da solo con suggestioni e ripetizioni continue.
Non puoi diventare ciò che pensi. Piuttosto è vero il contrario: ciò che diventi, puoi poi pensarlo. Il divenire viene prima, il pensiero dopo, perché il tuo essere è sempre alla base del pensiero.
Puoi esistere senza pensare, ma il pensiero non può esistere senza di te. Tu sei fondamentale, il pensiero è secondario. Il pensiero è solo alla periferia, alla circonferenza, mentre il tuo essere è al centro. Si può essere senza pensieri, ma nessun pensiero può esistere senza un essere.
Se immagini qualcosa, puoi arrivare a una sensazione, immaginaria, fittizia, ma non al tuo essere, perché ciò che non conosci, come puoi pensarlo? Possiamo pensare solo a ciò che già conosciamo. Se conosci te stesso, non hai bisogno di pensarti. Se non ti conosci, come puoi pensarci? Prenderai qualcosa dagli altri.
Discepolo 1
Conoscere se stessi sarebbe pensare a se stessi...
Osho
No. Conoscere se stessi è la totale cessazione del pensiero, è semplicemente essere in se stessi, non pensare. Il pensiero è sempre rivolto a qualcosa. Non può esistere nel vuoto, è sempre riferito a qualcosa. Puoi pensare a una sedia, a una casa, a un amico o a un nemico, ma non puoi pensare a te stesso, perché tu sei te stesso. Chi dovrebbe pensare?
Se vuoi conoscere te stesso, devi fermare completamente il processo del pensiero. Quando il pensiero non c’è, allora sei, nella tua esistenza semplice e autentica. Allora sei, semplicemente. Allora comprendi che la mente non è pensiero, ma non pensiero.
Per questo definisco la meditazione come uno stato della mente che non pensa, ma è consapevole: non pensa ed è consapevole. Non c’è pensiero nella mente, ma la mente c’è ed è totalmente consapevole. Di che cosa può essere consapevole? Non c’è nulla da pensare, quindi non può andare verso l’esterno.
Discepolo 1
La consapevolezza è sempre in relazione a qualcosa di esterno?
Osho
No. Puoi essere semplicemente consapevole. Non c’è bisogno di altro.
Discepolo 2
Consapevole di che cosa?
Osho
Consapevole di te stesso. Sei consapevole di te stesso. Ma queste due cose sono una sola: tu e la tua consapevolezza non siete due cose. Quando sei consapevole della tua casa, ci sono due cose. Ma quando sei consapevole di te stesso, non c’è nulla che sia consapevole e nulla di cui essere consapevoli: tu sei la consapevolezza.
Allora sei semplicemente consapevolezza. Non sei consapevole di qualcosa, sei consapevolezza, perché c’è una sola cosa: tu, tu e ancora tu, e consapevolezza, e nulla di cui essere consapevoli.
Questo momento, in cui non sei consapevole di qualcosa, ma sei consapevolezza, è meditazione. Una consapevolezza che non è rivolta a nulla, che semplicemente esiste, come la luce, come una fiamma.
Discepolo 1
È qualcosa di oggettivo?
Osho
No. Quando la consapevolezza diventa oggettiva, quando sei consapevole di qualcosa, allora diventa pensiero. E il pensiero continua.
Discepolo 2
E quando si è soggettivi?
Osho
Quando sei soggettivo, non c’è possibilità di pensiero.
Osho, Early Talks #2
1° ottobre 1969, pomeriggio, Pahalgam, Kashmir, India