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Non si può realizzare il sé

L'atman non è l'ego.

Un brano INEDITO dai PRIMI DISCORSI di Osho

 

Osho


INEDITI A TEMA

I primi discorsi di Osho

 

Vi presentiamo una serie di discorsi inediti tratti dalla serie in hindi, Jyun Tha Tyun Tharaya, che significa “Così com’era, così è rimasto”, un modo di dire che vuole indicare il “lasciare che le cose conservino la loro natura”.

Questa serie raccoglie i primi discorsi di Osho registrati su nastro, alla fine degli anni Sessanta, che in inglese vanno, per l’appunto, sotto il titolo di Early Talks, “Primi discorsi”.

 

Secondo Capitolo, terza puntata

 

Non si può realizzare il sé

 

Discepolo: Come definisci atma chintan (pensare al sé)?

 

Osho: Non esiste nulla che si possa definire “pensare al sé”, o atma chintan. Non è possibile essere in uno stato in cui pensi al tuo sé, perché se conosci, conosci: non hai bisogno di pensarci. Pensiamo solo a ciò che non conosciamo e continuiamo a pensarci su. Possiamo però credere di conoscere noi stessi attraverso conoscenze prese in prestito e allora possiamo riflettere sul sé, sull’atma, sulla natura del sé, sulla sua esistenza, sulla sua origine e possiamo andare avanti all’infinito. Ma questo non è conoscere.

Nella meditazione non pensi al sé, ma conosci. E il momento del conoscere è un momento di esplosione. La mente esplode, diventi qualcos’altro. Non sei più la persona di prima: quella vecchia è scomparsa, è nata una nuova persona. E questa nuova persona vive, ama ed esiste in modo completamente diverso, perché ha conosciuto se stessa. Il primo passo della conoscenza è stato compiuto. Ora può conoscere anche gli altri.

Esistiamo in un paradosso: non conosciamo noi stessi, eppure crediamo di conoscere gli altri. Cerchiamo di conoscere gli altri senza conoscere noi stessi ed è impossibile. Se ignoro il mio centro, come posso conoscere qualunque altra cosa? Se la radice è nell’oscurità, come posso trovare la luce altrove?

La prima scoperta, la prima esplosione di luce, deve avvenire in noi stessi. Poi si espande, si allarga sempre più. Questo primo momento di trasformazione è la conoscenza di sé. Poi, come un sasso gettato nell’acqua, i cerchi si propagano fino a raggiungere ogni riva. L’esplosione avviene nel sé, ma si diffonde fino a comprendere tutto. Alla fine diventa conoscenza divina.

Prima c’è la conoscenza di sé, poi questa si espande fino all’infinito e diventa conoscenza del divino. La conoscenza di sé è la porta, l’apertura verso il divino. Ma noi non conosciamo noi stessi e pretendiamo di conoscere perfino dio. Discutiamo, litighiamo, sosteniamo che questo è giusto e quello sbagliato, che una religione è vera e un’altra no… E tutto questo senza avere alcuna apertura interiore.

L’apertura arriva con l’esplosione del sé.

C’è ancora una cosa da capire: questa esplosione è anche la dissoluzione dell’ego. Quando conosci veramente te stesso – che è un mistero – il sé, così come lo intendi, scompare. Esiste solo nell’ignoranza. Parliamo di “conoscenza del sé”, ma in realtà, quando la conoscenza accade, il sé svanisce. Resta solo il conoscere. Non c’è più un “io”: c’è solo l’essere.

Questo essere è l’atman.

L’atman non è l’ego. Non puoi conoscere te stesso nel senso abituale, perché nel momento in cui conosci, non c’è più un “io” separato: rimane solo la conoscenza, senza ego, senza confini.

 

Discepolo: Allora le parole atma sakshatkar (realizzazione del sé) non hanno significato per te?

 

Osho: In realtà, tutte queste parole nascono da una visione dualistica. Non esiste niente che si possa definire “realizzazione del sé”, perché quando c’è la realizzazione, il sé non c’è più; e quando c’è il sé, la realizzazione non c’è. Sono termini contraddittori.

È come il buio in una stanza: se è buio, porti una lampada per vedere il buio. Ma nel momento in cui accendi la luce, il buio scompare. Non puoi vedere il buio alla luce: non esiste.

Allo stesso modo, non esiste una “realizzazione del sé”. Il sé è ignoranza: quando realizzi ciò che è, il sé non c’è più.

Buddha è stato più preciso: parlava di “non-sé”. Questa espressione è più vicina alla realtà. Quando arriva la comprensione, non c’è più alcun sé. Per questo parlava di anatman, cioè non-atman. Ma è difficile da capire. L’idea di atman è più facile, perché somiglia all’ego, a una sua versione più grandiosa.

 

Discepolo: Buddha dice “Non c’è atman”…

 

Osho: Sì, Buddha dice che non c’è atman.

 

Discepolo: Mahavira invece dice che c’è…

 

Osho: Mahavira dice che c’è un atman, ma senza ego. Buddha dice che non c’è atman. In realtà intendono la stessa cosa. L’espressione di Buddha è più vicina alla verità, ma quella di Mahavira è più comprensibile.

Mahavira dice: quando l’ego scompare, resta il sé. Buddha dice: quando comprendi davvero, scopri che non c’è alcun sé, solo l’essere. E se gli chiedessi: “Che cosa si conosce?”, direbbe semplicemente: “Si conosce e basta”. Perché ogni “che cosa” riporta alla dualità.

Quella consapevolezza è libertà.

 

Discepolo: Abbiamo parlato di Mahavira, di Buddha e dell’atman. Puoi dirci qualcosa su cosa dice Cristo?

 

Osho: Non nello stesso modo. Gesù usa un linguaggio completamente diverso. Non è filosofico, ma simbolico, fatto di parabole, radicato nella cultura ebraica. Per capirlo bisogna entrare in quello spirito.

Non parla del sé, ma del “regno di dio”. Dice che viviamo come poveri senza sapere che dentro di noi c’è un regno. Se entriamo in noi stessi, quel regno si rivela e allora non siamo più dei mendicanti, ma figli di dio, ricchi di beatitudine.

Questo “regno di dio” è la stessa realtà che Mahavira chiama atman e Buddha non-atman.

 

Discepolo: E Krishna?

 

Osho: Lo stesso. Tutti coloro che hanno realizzato dicono la stessa cosa.

 

Discepolo: E come la esprime?

 

Osho: Parla di brahman e di resa. Dice: arrenditi totalmente. “Arrenditi a me” significa al supremo, al divino, non alla persona di Krishna. Quando ti arrendi completamente, diventi uno con ciò che è.

Mahavira parla di assenza di ego, Buddha di non-sé, Krishna di resa totale, Gesù del regno di dio e della beatitudine. Sono prospettive diverse sulla stessa verità.

 

Essere senza ego significa essere totalmente arresi. E quando l’ego non c’è più, nulla ostacola la verità. Allora la verità si rivela.


 

Osho, Early Talks #2

1° ottobre 1969, pomeriggio, Pahalgam, Kashmir, India