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Differenze

Essere testimoni, coscienza, consapevolezza...

Un brano INEDITO dai PRIMI DISCORSI di Osho

 

Osho


INEDITI A TEMA

I primi discorsi di Osho

 

Vi presentiamo una serie di discorsi inediti tratti dalla serie in hindi, Jyun Tha Tyun Tharaya, che significa “Così com’era, così è rimasto”, un modo di dire che vuole indicare il “lasciare che le cose conservino la loro natura”.

Questa serie raccoglie i primi discorsi di Osho registrati su nastro, alla fine degli anni Sessanta, che in inglese vanno, per l’appunto, sotto il titolo di Early Talks, “Primi discorsi”.

 

Quinto Capitolo, prima puntata

 

Differenze 

 

Discepola: La mia domanda ha tre livelli. Qual è la differenza tra essere testimone ed essere consapevole? E qual è la differenza tra consapevolezza e coscienza?

La seconda domanda riguarda la tua meditazione. Il quarto stadio della tua tecnica di meditazione è lo stato di akarma? Cioè la consapevolezza duale?

La terza domanda è molto personale e riguarda la mia sadhana. Nella mia meditazione la kundalini si sta risvegliando facendo fuoco e fiamme. Se percepisco questo movimento, come posso ancora essere in akarma? Ho bisogno della tua benedizione!


Osho: C’è una grande differenza tra essere consapevole ed essere testimone. Essere testimone è ancora un’azione, sei tu che la compi, l’ego è ancora presente. Perciò il fenomeno dell’essere testimone è diviso tra soggetto e oggetto. È una relazione tra soggetto e oggetto.

La consapevolezza è completamente priva sia di soggettività che di oggettività. Nella consapevolezza non c’è nessuno che testimonia e non c’è nulla che sia testimoniato. La consapevolezza è un atto totale, integrato. Soggetto e oggetto non sono in relazione: si sono dissolti.

Quindi consapevolezza non significa che qualcuno sia consapevole né significa che qualcosa sia oggetto di attenzione. La consapevolezza è totalità: soggettività totale e oggettività totale come un unico fenomeno.

Nell’essere testimone la dualità è ancora presente. La consapevolezza è non duale; l’essere testimone è duale. Tuttavia, attraverso l’essere testimone la consapevolezza diventa possibile. Perché essere testimone significa compiere un atto cosciente: è ancora un’azione, ma un’azione cosciente.

Puoi agire inconsapevolmente e così è il nostro agire comune: azione, ma inconsapevole. Se diventi cosciente nell’azione, essa diventa testimonianza.

Tra l’azione ordinaria inconsapevole e la consapevolezza esiste quindi un intervallo che può essere colmato dall’essere testimone. L’essere testimone diventa una tecnica, un metodo per arrivare alla consapevolezza. Non è ancora consapevolezza, ma rispetto all’attività ordinaria e inconsapevole rappresenta un gradino più elevato.

L’attività diventa cosciente: qualcosa è cambiato. L’inconsapevolezza è stata sostituita dalla coscienza. Ma resta ancora un passaggio da compiere: l’azione deve essere sostituita dalla non-azione. Questo sarà il secondo passo.

È difficile saltare direttamente dall’azione inconsapevole alla consapevolezza. È possibile, ma difficile. Per questo uno stadio intermedio è utile. Si dovrebbe iniziare dall’essere testimone dell’attività cosciente; allora il salto diventa più facile: il salto verso la consapevolezza senza alcun oggetto cosciente, senza alcun soggetto cosciente, senza alcuna attività cosciente.

Questo non significa che la consapevolezza non sia coscienza. È coscienza pura, ma non c’è nessuno che ne sia cosciente.

Quando chiedi quale sia la differenza tra coscienza e consapevolezza, esiste ancora una distinzione. La coscienza è una qualità della mente, non della totalità della mente. La mente può essere conscia oppure inconscia. Ma quando trascendi la mente, non esistono più né l’inconscio né la corrispondente coscienza: esiste la consapevolezza.

Consapevolezza significa che la mente nella sua totalità è diventata consapevolezza. Non c’è una mente che possieda la qualità di essere cosciente; la consapevolezza è diventata la totalità. La mente stessa è ora consapevolezza. Non possiamo dire che la mente sia consapevole; possiamo dire, in modo corretto, soltanto che la mente è cosciente.

La consapevolezza significa trascendenza della mente. Non è la mente che diventa consapevole. È solo attraverso la trascendenza della mente, attraverso la non-mente, che la consapevolezza diventa possibile.

La coscienza è una qualità della mente; la consapevolezza è la trascendenza. Non è una qualità della mente: è andare oltre la mente.

Perché? Perché la mente è, per sua natura, il mezzo della dualità.

La coscienza non può mai trascendere la dualità. È sempre coscienza di qualcosa e c’è sempre qualcuno che è cosciente. La coscienza appartiene quindi alla mente e la mente è la sorgente di ogni dualità, di ogni divisione, che si tratti di soggetto e oggetto, attività e inattività, coscienza e inconscio. Ogni dualità appartiene alla mente.

La consapevolezza è non duale. Consapevolezza significa uno stato di non-mente.

E qual è il rapporto tra coscienza ed essere testimone?

L’essere testimone è uno stato; la coscienza è il mezzo per raggiungerlo.

Se cominci a diventare cosciente, raggiungi l’essere testimone. Se inizi a essere cosciente delle tue azioni, degli avvenimenti della tua vita quotidiana, di tutto ciò che ti circonda, allora inizi a testimoniare. L’essere testimone arriva come conseguenza della coscienza.

Non puoi praticare direttamente l’essere testimone. Puoi praticare soltanto la coscienza. L’essere testimone arriva come conseguenza, come un’ombra, come un risultato, come un sottoprodotto.

Più diventi cosciente, più inizi a testimoniare, più diventi un testimone.

Perciò la coscienza è un metodo per raggiungere l’essere testimone e, nel secondo stadio, l’essere testimone diventa a sua volta un metodo per raggiungere la consapevolezza.

Questi sono dunque i tre passaggi: coscienza, testimonianza, consapevolezza.

E il luogo in cui normalmente esistiamo è il gradino più basso: l’azione inconsapevole.

L’azione inconsapevole è lo stato normale della nostra mente. Attraverso la coscienza puoi raggiungere la testimonianza, attraverso la testimonianza puoi raggiungere la consapevolezza e attraverso la consapevolezza puoi raggiungere il non-raggiungimento; attraverso la consapevolezza puoi raggiungere tutto ciò che è già stato raggiunto.

Dopo la consapevolezza non c’è più nulla. La consapevolezza è la fine.

La consapevolezza è il punto finale del cammino spirituale; l’inconsapevolezza è il punto di partenza.

Inconsapevolezza significa uno stato di esistenza materiale. Perciò inconsapevolezza e inconscio non sono la stessa cosa.

L’inconsapevolezza appartiene alla materia. La materia non è inconscia, è inconsapevole.

L’esistenza animale è un’esistenza inconscia. L’esistenza umana è un fenomeno misto: novantanove percento inconscia e un percento cosciente.

Questo uno per cento di coscienza significa soltanto che esiste la coscienza del novantanove percento di inconsapevolezza.

Se diventi cosciente della tua coscienza, quell’uno percento continuerà a crescere e il novantanove percento di inconsapevolezza continuerà a diminuire.

Se diventi cosciente al cento percento, diventi un testimone, un sakshin.

Se diventi un sakshin, raggiungi il trampolino da cui il salto nella consapevolezza diventa possibile.

Nella consapevolezza perdi il testimone e rimane soltanto il testimoniare. Perdi colui che agisce, perdi la soggettività, perdi la coscienza centrata sull’ego.

E rimane la coscienza senza ego: una circonferenza senza centro.

Questa circonferenza senza centro è la consapevolezza: coscienza senza alcun centro, senza alcuna sorgente, senza alcuna motivazione, senza alcuna origine e provenienza.

Una coscienza senza sorgente è consapevolezza.

Dall’esistenza inconsapevole, che è la materia, verso la consapevolezza, che puoi chiamare il divino, il sacro, dio o come preferisci, dalla materia al divino, la differenza è sempre una questione di coscienza.
 

Osho, Early Talks #5 
2 Ottobre 1970, pomeriggio, Manali, India