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Il segreto per trascendere il pericolo...

In tempi di crisi puoi farti prendere dal panico o usare l’opportunità per vivere più pienamente... e svegliarti! 

Un raro brano di Osho apparso su Osho Times n 207

 

Osho



Osho diceva queste cose in occasione di una grossa crisi planetaria di qualche anno fa, ma sono perfette anche oggi.



Domanda: Amato Osho, il recente disastro nucleare di Chernobyl rende dolorosamente chiaro quan­to tutto sia fragile e mortale. I miei genitori, mio figlio, mio fratello, mia sorella, i miei amici e le persone che amo, sono tutti in pericolo. È difficile per me immaginare che esista qualcosa oltre il momento presente...

 

Osho: Le catastrofi ti rendono consapevole della realtà così com’è. È sempre fragile, siamo sempre tutti in pericolo. Solo che normalmente sei così addormentato che non te ne accorgi: continui a sognare, immaginando le cose belle che accadranno nei prossimi giorni, nel futuro. Ma nei momenti in cui il pericolo è imminente improvvisamente ti accorgi che potrebbe non esserci un futuro, un domani, e che questo è l’unico momento che hai.

Quindi le catastrofi sono molto rivelatrici. Non portano nulla di nuovo nel mondo, ma semplicemente ti rendono consapevole del mondo così com’è, ti svegliano. Se non lo capisci, puoi anche impazzire; se lo comprendi, puoi svegliarti.

Dipende da come usi il momento: puoi farti prendere dal panico, puoi impazzire, puoi cedere alla paura, scoppiando in lacrime, ma non sarà di alcun aiuto alla tua famiglia, ai tuoi amici o ai tuoi cari. E non sarà di alcun aiuto neanche a te.

Questo disastro nucleare ha semplicemente creato una situazione in cui chi ha un po’ di intelligenza può iniziare a dedicare sempre più tempo alla meditazione, perché il domani è davvero incerto. È sempre stato incerto, ma ora è più incerto che mai. Questo disastro potrebbe anche essere solo l’inizio di una catena di catastrofi, perché nessuna di queste centrali nucleari è intrinsecamente sicura. Ma è possibile utilizzare questo momento come una grande opportunità.

Siamo tutti sempre in pericolo.

Conoscete il vecchio detto: “Non chiedere mai per chi suona la campana, suo­na sempre per te”. Quando qualcu­no muore, la campana della chiesa in­forma l’intero villaggio. Ma non chie­dere mai per chi suona la campana: suona sempre per te. Chiunque sia il morto, in questo momento... ogni mor­­te è la morte, perché ogni morte ti ricorda che non rimarrai qui per sempre. Ogni morte è una possibilità di risveglio. Prima che la morte arrivi, sfrut­ta l’opportunità della vita per raggiungere qualcosa che sta oltre la morte.

È inutile preoccuparsi, perché ti lascerai semplicemente sfuggire questo mo­mento e questo non gioverà a nessuno. Non solo i tuoi genitori, i tuoi amici e i tuoi cari sono in pericolo: tutto il mondo è in pericolo. Qualcuno è in pericolo oggi, qualcun altro sarà in pericolo domani, ma il pericolo c’è.

Quindi, impara il segreto… come trascendere il pericolo.

Il segreto è iniziare a vivere con più pienezza, con più totalità. Sii più attento, in modo da trovare dentro di te qualcosa che è irraggiungibile per la morte. Questo è l’unico rifugio, l’unica sicurezza, l’unica certezza. E se vuoi aiutare i tuoi amici e la tua famiglia, fa’ sì che anche loro prendano coscienza di questo segreto.

Ciò che è accaduto succederà ancora, perché ci sono così tanti impianti nucleari, anche in paesi sottosviluppati che non hanno nemmeno le competenze tecniche, che tecnologicamente sono ancora all’età della pietra, vivono ancora quasi come due o tremila anni fa. Ci saranno altri disastri. Questo è solo l’inizio.

Usa questa opportunità per essere sveglio, è tutto ciò che puoi fare, non c’è nient’altro.

Il pericolo è grande, ma visto che la vita stessa è sempre nella morsa della morte, è una buona occasione per diventarne consapevoli. A quel punto quando muori non c’è tristezza, nessuna infelicità e ti trasferisci semplicemente da questo corpo a un altro, o se ti illumini... un’improvvisa consapevolezza della morte può portarti all’illuminazione. Vi racconto una storia.

 

Eknath, bellissimo maestro e poeta, viveva in un tempio di Shiva. Era una persona molto indipendente. Il suo re era ateo, veramente razionale e polemico. Tutti i suoi studiosi e saggi si erano stancati di cercare di convincerlo dell’esistenza di dio, sembrava impossibile... quindi alla fine gli dissero: “Vai da Eknath. È l’unico che forse può riuscirci”.

Il re ci andò sotto mentite spoglie. Arrivò al mattino, alle 9, e Eknath dormiva profondamente. Il re disse: “Mio dio! Questo dovrebbe essere il mio maestro?”, perché di solito quelli che credono in dio, e in particolare i santi, si svegliano prima dell’alba. Mentre lui dormiva alle nove! Non solo, le sue gambe toccavano lo Shivalinga, la statua fallica di Shiva. Il re pensò tra sé e sé: “Nemmeno io posso toccare lo Shivalinga con i piedi. Anche se razionalmente penso che non esista alcun dio, in fondo ho paura… chi lo sa? Potrebbe esistere. Quest’uomo sembra fuori di testa e quegli idioti della mia corte mi hanno mandato qui”.

Aspettò. Eknath si svegliò e gli chiese: “Allora, per cosa sei venuto?”.

Il re rispose: “Sono venuto per capire se dio esiste o no, perché secondo i miei ragionamenti sembra che non esista. Ma il mio popolo, gli amici, la famiglia… tutti ci credono e volevano che ti incontrassi”.

Eknath disse: “Mostrami la tua mano”.

Il re pensò: “Quest’uomo sembra davvero pazzo! Che cosa ha a che fare la mia mano con dio?”.

Eknath guardò la mano e disse: “Di dio possiamo discutere più tardi... ma nel giro di sette giorni morirai. Dovevo dirtelo come prima cosa, perché la mia memoria non è molto buona, avrei potuto dimenticarmelo. La linea della vita è esaurita, ti restano al massimo sette giorni. E ora possiamo discutere”.

Ma il re non era più pronto a discutere, aveva paura di morire e stava già scendendo i gradini del tempio. 

Ek­nath chiese: “Ma dove vai?”.

Il re disse: “Ora non c’è più bisogno di alcuna discussione. Non ho tempo! Solo sette giorni! Non posso sprecarli in una discussione”. Solo pochi istanti prima sembrava così forte ed ora, mentre scendeva i gradini, tremava. Solo sette giorni!

Arrivò a casa e disse: “Non so che genere d’uomo sia, ma è un grande chiromante, questo è certo. Ha dichiarato che tra sette giorni morirò. Mi ha mostrato la linea della vita, sta finendo, ne resta solo un pezzettino!”.

E visto che stava per morire, iniziò a prepararsi alla morte. Non avrebbe più lavorato. Si sdraiò e si fece debole e pallido. Arrivarono tutti i suoi parenti. Mol­te famiglie reali erano imparentate, quindi fu un grande raduno. Il re di­ventava ogni giorno più debole: la sua voce si era fatta fioca, i suoi occhi erano distanti. E Eknath aveva detto: “Il settimo giorno, mentre il Sole tramonta… finito! Quello è il tuo termine!”. E prima del tramonto l’intera famiglia piangeva, i parenti piangevano.

Eknath arrivò. Chiese: “Cosa succede? Perché tante lacrime?”.

Dissero: “ Il nostro re sta morendo”.

Eknath disse: “Vorrei vederlo”. Andò dal re, lo scosse e disse: “Svegliati e guardami, era solo uno scherzo! Non so nulla di chiromanzia e persino la linea che ti ho mostrato non è la linea della vita. Ho chiesto a dei chiromanti e mi hanno detto: ‘Dovresti almeno conoscere le linee esatte!’. Non morirai. Ora svegliati, siediti con me, e possiamo discutere la domanda che eri venuto a pormi”.

Il re disse: “Ora non c’è più bisogno di discutere. Dio non importa. Ma in questi sette giorni mi sono reso conto che ciò che conta... con la morte così vicina non potevo rimanere addormentato… è che dovevo essere sveglio. Non potevo sprecare il mio tempo in pensieri inutili. Ho dovuto guardare i miei pensieri in modo che potessero scomparire… e sono scomparsi. Avevi ra­gione: al tramonto – il Sole stava tramontando – l’uomo che era venuto a chiedere è morto davvero, io sono un uomo totalmente nuovo. Dio o non dio... non è più una mia preoccupazione. Ora ho una dimensione completamente nuova nel mio essere, conosco la mia immortalità, conosco la mia divinità. Che m’importa di un dio qualsiasi? L’intera esistenza è divina.

Il tuo scherzo ha davvero funzionato, ma hai degli strani modi di lavorare. Potevi uccidermi davvero. Se non fossi stato abbastanza attento, esattamente al tramonto sarei morto. Era così certo che non avrebbe potuto essere altrimenti. Ma in senso metaforico è vero: il vecchio uomo è morto e io sono un uomo nuovo. E non ho alcun problema con dio, che esista o non esista…”.

Eknath disse: “È vero, questa è la vera religiosità”.

E il re aggiunse: “Ora posso capire che un uomo come te dorma fino a tardi, fino alle nove, e appoggi i piedi sulla testa di Shiva. Ora non c’è problema, posso capire. Se senti la tua divinità, allora una statua è solo una pietra e non si pone la questione di svegliarsi prima dell’alba. Quando ti svegli, è l’alba. Diventi spontaneo, naturale”.

 

Quindi si tratta solo di come usare tutto, qualunque cosa sia. Usala nel modo giusto. Il disastro è grande, il pericolo è grande, ma grande è anche l’opportunità.

 

Tratto da: Osho, The Path of the Mystic #4

 

 

Apparso su Osho Times n. 207