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Protagonista di una storia zen

Un’appassionata dedizione alla ricerca di sé durante un ritiro di meditazione ci porta vicini nel tempo e nello spazio al mondo degli aneddoti raccontati da Osho...  

Una condivisione di Akarmo apparsa su Osho Times n 196

 

Osho Vipassana
 

“Nel momento in cui entri in questo vuoto, in questo riflettere come uno specchio, in questo silenzio che non conosce confini, diventi un contemporaneo di Ma-tzu, di Gautama il Buddha, di Lao-tzu” Osho
 

Il bello del cinema è la densità di eventi che ti trovi a vivere (identificandoti coi personaggi) in un breve lasso di tem­po: in sole due ore ti passano davanti fatti che altrimenti si svolgereb­bero in giorni, mesi, anni... secoli magari! Per questo ci appassioniamo ai film, così veloci, così densi di contenuto che ogni minuto ci lascia col fiato sospeso.
La vita di solito non è così intensa, se non a tratti. Nella vita normale per avere una sequenza di eventi appassionanti ci vuole pa­zien­za: metti in moto una cosa oggi e ne vedrai i risultati do­mani, tra un mese... o tra un anno.
La vita normale è più lenta. Non puoi farne un racconto interessante se la nar­ri tutta minuto per minuto… ci rie­sci solo scegliendo dei momenti o ri­as­su­mendo in pochi minuti giorni o anni di vissuto. Il tempo reale è un’altra cosa!
E cosa dire allora della meditazione? Sedersi, chiudere gli occhi, guardare dentro, rilassarsi... ma si può raccontare una cosa così? Una seduta o un ritiro di meditazione? È un percorso? Da dove a dove? E soprattutto la si può vivere con la stessa passione che nasce normalmente da un evento esteriore e pieno d’avventura come la scalata di una montagna, una discesa in canoa in un torrente, un volo su un deltaplano? E questa densità di vita la troviamo solo in cose così?
Qualcosa del genere sembra esserci anche sul percorso spirituale... ci sono esperienze forti, risolutive – e non solo dei lunghi processi con situazioni che tornano e ritornano e non si finisce mai – esperienze di reale trasformazione che vengono raccontate a volte in poche righe, come la celebre storia “Né acqua né luna”:

La monaca Chyono studiò per an­ni, ma non fu capace di trovare l’illuminazione.
Una notte stava portando un vecchio secchio pieno d’acqua. E mentre camminava solitaria guardava la luna piena riflessa nell’acqua del secchio. Improvvisamente la canna di bambù che sorreggeva il secchio si ruppe e il secchio cadde a terra.
L’acqua fuggì via, il riflesso della luna scomparve e Chyono si illuminò.
E scrisse questi versi:
“In un modo e nell’altro ho cercato di tenere il secchio sperando che il debole bambù non si spezzasse mai.
Improvvisamente il manico si è rotto.
Niente più acqua, niente più luna nell’acqua... il vuoto nelle mie mani.

 

Tempo fa ho partecipato a un bellissimo ritiro di 10 giorni di Vipassana condotto da Shunyo, a OshoLeivi in Liguria.­­
Per la mente, se ci pensi prima, sembra la cosa più noiosa di ‘sto mondo... a occhi chiusi, in silenzio, a osservare il lento fluire del respiro. In effetti per qualche ora, all’inizio, è un equilibrio delicato da mantenere: ricordarsi della tecnica, trovare la posizione giusta per sedersi, lasciare acquietare un po’ la mente agitata. E di sicuro ci vuole un po’ di disponibilità, non è che la passione per la meditazione si scatena da subito subito!
Ma sorpresa delle sorprese... è successo! A un certo punto click: sia io sia i miei compagni di viaggio – lo si capiva anche se nessuno di noi parlava – non vedevamo l’ora di poterci di nuovo sedere a occhi chiusi e continuare il viaggio ora dopo ora, giorno dopo giorno... qualcosa da dentro ci chiamava con voce forte.
Chiamava a tuffarsi in questa avventura come in un volo con il deltaplano, ma qui non era una successione di planate, virate, ascese, visioni di incredibili panorami – tutti fatti esteriori – bensì un aprirsi, a cui non ero preparato, di porte interiori. E quanta avventura c’era anche qui, in questo sedersi a occhi chiusi! Bastava rivolgere lo sguardo verso l’interno per scoprire un se stesso mai immaginato, per vedere un succedersi di cambi altrimenti impercettibili: con lo sguardo rivolto lì, con la presenza della consapevolezza tutto un mondo dato per scontato – non visto, non vissuto – si manifestava per l’intricato misterioso arabesco che era.
E mi son venuti in mente gli aneddoti zen di cui Osho ha sempre arricchito i suoi discorsi, i suoi libri... del monaco tal dei tali che faceva così, diceva cosà, gli succedeva questo e quello... “Cavolo” ho pensato “ma stava vivendo una vita nel suo monastero zen sui monti del Giappone esattamente come la sto vivendo io qui nel bel ritiro di Vipassana in Liguria”.
Improvvisamente l’aneddoto zen non era più una storiella di qualcun altro, era la mia stessa storia del momento!

Chi sono io? A occhi chiusi in questo mondo di pensieri... ah, ma io li sto osservando, allora io non sono i miei pensieri... strato dopo strato... silenzio e avventura... sì l’avventura di avere lì per le mani “me stesso”... cavolo esisto! Ma dove sono... sono qui... qui... ora. Osho dice che nel quieora non si incontra solo l’ignoto, lo sconosciuto, ma l’inconoscibile... io non so queste cose, so solo che si apre una dimensione davvero misteriosa. Tutti i discorsi di Osho e i racconti di vite dedite alla ricerca del tesoro interiore si riassumono in questo processo. Sono protagonista con intensità – con totalità (è il bello di un ritiro di vipassana), senza altro da fare – del mio viaggio interiore momento dopo mo­mento con colpi di scena e aperture improvvise. Sono al dunque, sono all’essenziale, sono al passo decisivo, è qui che tutti i meditatori dopo anni di ricerca, dopo gruppi su gruppi, dopo tecniche su tecniche, esperienze ed esperimenti... alla fine tutti arri­vano a questo “guardare dentro” e vedere… ed essere.

Proprio come un monaco zen stavo facendo a tempo pieno esattamente le stesse cose che a lui hanno regalato la realizzazione del proprio sé interiore...
 

Kyogen era uno studioso di grande erudizione e per qualche tempo, pro­prio questo ostacolò la sua illuminazione. Un giorno Isan gli chiese: “Quando eri con il nostro maestro, Hyakujo, eri abile a tal punto da dare dieci risposte a una singola domanda e centinaia di risposte a dieci domande. Dimmi questo: cos’è il tuo sé reale, il sé che esisteva prima che uscissi dal grembo di tua madre, prima di distinguere l’est dall’ovest?”.
A questa domanda, Kyogen rimase allibito, non sapeva cosa dire. Offrì ogni genere di risposta, spremendosi il cervello, ma furono tutte scartate da Isan. Alla fine Kyogen disse: “Ti prego, spiegamelo per favore”.
Isan rispose: “Quello che dico appartiene alla mia comprensione. Come potrebbe portar beneficio al tuo occhio della mente?”.
Kyogen consultò tutti i suoi libri e tutte le note che aveva preso sugli autorevoli insegnamenti di ogni scuola, ma non riuscì a trovare le parole da usare per rispondere alla domanda di Isan. Sospirando per la sua situazione disse: “Non si può riempire uno stomaco vuoto con dei dipinti di torte di riso”.
Poi bruciò tutti i suoi libri e i suoi appunti, dicendo: “Rinuncerò allo studio del Buddhismo. Rimarrò un mo­naco semplice semplice per il resto della mia vita ed eviterò di torturare la mia mente”.  Tristemente lasciò Isan e decise di occuparsi della pulizia del cimitero. Un giorno, mentre stava spazzando per terra, una pietra colpì un bambù. Kyogen si fermò, ammutolito, dimenticando se stesso per un attimo... e all’improvviso, scoppiando in una sonora risata, si illuminò.

 

A proposito… io non mi sono illuminato. Ma per la prima volta mi sono sentito di sicuro protagonista in prima persona di una storia zen: mi sono sentito compagno di questi monaci zen dei racconti di Osho, del loro stesso valore, persone che o da intellettuali o da pasticcioni – o da ingenui o da già piuttosto saggi – si sono co­munque impegnate nello stesso mio modo, sullo stesso sentiero, alla ricerca dello stesso centro dentro di sé.
Per dieci giorni ho trovato la stessa densità di esperienza e la pienezza di vita spirituale degli aneddoti raccontati da Osho.
Nel mondo, nella vita di tutti i giorni, non è facile essere così focalizzati, essere così ricercatori a tempo pieno come i protagonisti delle storie zen…

L’intellettuale è la persona più incline a non capire, a non comprendere. Proprio il suo essere un intellettuale glielo impedisce perché gli dà una sensazione... come se sapesse già. Ma “come se”! Non è questo il punto. Bisogna vivere, bisogna farne esperienza:
 

Prima di realizzare l’illuminazione, Tokusan aveva in programma di visitare Ryotan, un famoso maestro zen che viveva su una montagna.
Quando arrivò ai piedi della montagna, Tokusan vide una sala da tè sul ciglio della strada e pensò che fosse meglio fare uno spuntino prima di scalare la montagna e quindi lo ordinò alla vecchia donna della sala da tè. Spuntino in cinese si dice “tenjin” che letteralmente significa “per illuminare la mente”. 
La vecchia chiese a Tokusan cosa avesse nella scatola che portava sulle spalle e Tokusan rispose: “Ci conservo il sutra più prezioso che esista, è chiamato il Sutra del Diamante”.
“Proprio così!” disse la vecchia “e allora ho una domanda da farti. Se riesci a rispondere alla mia domanda, ti darò uno spuntino. Se invece non riuscirai a darmi una risposta soddisfacente, mi spiace, ma dovrai farne a meno”.
Tokusan era uno studioso sicuro di sé e orgoglioso: “Va bene. Fammi pure qualsiasi domanda”.
E così la donna disse: “Nel Sutra del Diamante è scritto che la mente passata è irraggiungibile; la mente presente è irraggiungibile e la mente futura è irraggiungibile” e continuò, “mi dici che stai andando a ‘illuminare la mente’, quale mente, allora, hai intenzione di illuminare?”.
Tokusan non riuscì a rispondere alla domanda della vecchia. Fu costretto ad ammettere la sua incapacità a fornire una risposta e su suggerimento della vecchia donna della sala da tè decise di studiare lo Zen con il maestro Ryotan.
Qualche tempo dopo il maestro Ryotan e Tokusan stavano passando la serata insieme.
Ryotan gli disse: “Si sta facendo buio. Faresti meglio a tornare a casa tua”.
Tokusan augurò la buonanotte al maestro e uscì. Pochi istanti dopo ritornò dentro dal maestro dicendo: “È così buio fuori!”.
Ryotan accese una candela da dargli, ma appena Tokusan tese la mano e stava per prenderla Ryotan soffiò forte sulla fiamma e la spense.
In quel preciso momento Tokusan si illuminò e fece un inchino al maestro.

 

"Ama te stesso e osserva...
oggi, domani, sempre"
- Gautama il Buddha -

 

Articolo apparso su  Osho Times n. 196
 

Shunyo

SHUNYO conduce a settembre 2019 la Maha Osho Vipassana, un evento speciale di meditazione che torna ogni due anni a Osho Miasto.
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