l'editoriale

Ecco…tutto a un tratto un bel cartello con “obbligo di svolta a destra” mi impedisce di girare a sinistra dove ero solito andare… Nel comune in cui vivo han cambiato, come fanno spesso un po’ dappertutto, i flussi di traffico in certe strade troppo affollate, trasformando alcune vie in sensi unici. E a volte ti constringono ad andare esattamente nella direzione opposta di dove devi andare in realtà.
Per la mente abituata a muoversi con un certo senso della direzione, è una bella confusione dover andare verso Sud quando la destinazione è a Nord!

Questa nuova situazione del traffico cittadino mi ha letteralmente illuminato rispetto a come funzionano molte tecniche di meditazione, o forse tutte.


Traffico

Alcuni mistici affermano che non è possibile guardare la verità dritta negli occhi, ma la devi cogliere con la coda dell’occhio mentre fai tutt’altro. O anche che il salto per diventare un Buddha non puoi compierlo con uno sforzo diretto, ma devi usare un trucco: metaforicamente, se vuoi trovarti come per incanto al Nord, devi andare con totalità verso Sud!

Nella mia esperienza di meditazione, ogni progresso profondo succede a lato della mia azione diretta, ma non come conseguenza diretta della mia azione: io mi impegno a saltare, a osservare i pensieri, a scuotere il corpo, o a danzare con totalità, ma la rivelazione in realtà succede... come dietro le spalle. È come se mi togliessi di mezzo impegnandomi a fare qualcosa – una tecnica coinvolgente – e alle spalle della scena magicamente le vere cose prendono forma per conto loro.
Mi son chiesto: come succede che sto viaggiando verso Sud e misteriosamente qualcosa in me raggiunge il Nord?

Osho spiega che le cose reali, come l'essere, all’inizio appaiono nella penombra (in sanscrito sandhya), non in piena luce: mentre sei impegnato a fare qualcosa in piena luce ecco che nella penombra appare il reale che vedi per un momento, con la coda dell’occhio: "Sandhya ha tanti significati e sono tutti importanti, ma alla radice significa 'intervallo, divario'. Tra due stati c'è sempre un breve intervallo. Quando passi da uno stato a un altro, per esempio quando passi dalla veglia al sonno, c'è un divario. In quel divario puoi conoscere tutto ciò che è possibile conoscere, perché in quell'intervallo non sei identificato con nessuno stato. Non sei più identificato con la veglia e non sei ancora identificato con il sonno. Sei proprio nel mezzo tra i due. Sei te stesso. Presto entrerai in un altro strato e penserai: 'Sto dormendo' e acquisirai un'altra identità".

Durante una tecnica di meditazione qualcosa si rilassa e vede per un attimo uno spazio che prima non vedeva.
All’inizio sono brevi istanti. Ma questo è solo l’inizio, la porta di entrata, poi nel tempo i brevi momenti possono allungarsi fino ad arrivare a occupare tutte le 24 ore.

Osho spiega “Questi sono gli stadi da ricordare. Il primo stadio è quello del 'non sapere'. Il secondo è un 'vago conoscere'. Sai di sapere qualcosa, ma non è chiaro cosa sia esattamente. È come quando al mattino il sole non è ancora sorto e c'è una grande foschia dappertutto. Non riesci a vedere lontano, ma vedi qualcosa. Non è buio, ma non è nemmeno luminoso. È una via di mezzo: qualcosa è scuro e qualcosa è luminoso. Il primo stadio è di 'non conoscenza', non se ne può parlare. Dal 'non sapere' il mistico arriva a un 'vago conoscere'.”

E il grande viaggio è iniziato. Osho poi spiega che dal vago conoscere si arriva a conoscere con chiarezza, un conoscere che può anche essere comunicato. Ed è qui che nasce “il maestro” con la capacità di aiutare migliaia di altre persone a intraprendere il grande viaggio.

E noi siamo felici di dare supporto a questo viaggio con la rivista Osho Times che ogni mese ti porta in casa rari brani di Osho inediti a tema, e racconti di esperienze di altri meditatori come te. È bello essere abbonati!
Ecco su questo sito un assaggio di vari articoli tratti dal mensile. Buona lettura, Akarmo‚Äč