l'editoriale

​La settimana scorsa ero al mare in una bella giornata di sole. Adoro nuotare al largo, così con gli occhialini sono andato a godermi il blu, quel senso di profondità sotto di me e spazio tutto intorno. Il mare era piuttosto mosso, ma l’acqua era limpida. Guardavo sotto di me verso le profondità, sbatacchiato dalle onde che arrivavano in modo disordinato. Per contrasto guardare verso il fondale del mare mi dava un gran senso di pace. Più guardavo in giù e più vedevo l’immobilità, senza che nulla fosse sfiorato dal turbinio della superficie.

Tornato a riva ero tra tante persone, ognuna col proprio ombrellone. C’era una famigliola di londinesi che parlavano tra loro ad alta voce. Ho pensato “questi sì che san parlare inglese!” ahahaha. E mi son ritrovato anche a capire tutto quello che dicevano. Dalla mia posizione distaccata (non ero coinvolto nelle loro chiacchiere) ho potuto guardare cosa facevano le parole. Mi arrivavano nella mente come mi arrivavano quelle in italiano di altri vicini. Le capivo tutte, sia l’inglese che l’italiano. Senza pensarci su né venir tradotte, evocavano il significato sotto la superficie. Più ero calmo e distaccato e più la comprensione prendeva forma in profondità, lì sullo stesso profondo fondale, sia che la parola in superficie fosse italiana oppure inglese.

​Ho assistito poi a una conversazione tra madre e figlio italiani. Un bambino piccolo, che chiaramente aveva iniziato a parlare da poco.
 

Nuotare la largo



Era curioso vedere le differenze espressive tra i due. La mamma non cercava di mediare nel suo linguaggio, non parlava da “bambino piccolo”, ma parlava nel suo modo normale come se stesse parlando con un adulto. Il bambino era molto limitato nel suo vocabolario, ma aveva chiaro cosa fossero una “banana”, un “uccellino”, una “matita”.
Mi ha colpito a un certo punto la mamma che diceva cose tipo “non essere triste” oppure “stai bene?”.
Come fa un bambino piccolo a sapere che “questa cosa che sento è gioia”, “questa è tristezza” “questo è dispiacere” e così via?
Per me che sono totalmente al di fuori da studi dell’apprendimento rimane un bel mistero.

Anche perché poi arrivano cose ancora più difficili, come "cos'è l’amore?" Come faccio a chiamare “amore” questa cosa che sento? È la stessa cosa che senti tu e che anche tu chiami “amore”? Come si fa a sapere?
In effetti da piccoli abbiamo imparato a dare i nomi anche alle cose interiori, ma non c’è nessuna certezza che queste esperienze per le quali usiamo tutti gli stessi nomi corrispondano alle esperienze interiori degli altri.

​Mi vengono in mente i Greci che avevano 4 parole diverse per “amore”. Noi diciamo a tutti indifferentemente “ti amo”, ma di cosa stiamo in effetti parlando? Sarà la stessa esperienza interiore a cui si riferisce l’altro dicendo a noi a sua volta “ti amo”? Ahimè non c’è certezza, quello che sento io lo sento SOLO io. E non posso sapere cosa senti tu.

E cosa dire poi non solo del mondo interiore, ma del viaggio interiore. Non puoi certo dire “vai via dritto per un po’ e là in fondo giri a destra”.

La comprensione non si può trasferire come un qualunque oggetto. No. La comprensione può solo essere evocata. Tu ci provi a dirmi, a spiegarmi e farmi esempi, e se vedi che non capisco provi a dirmelo in altro modo, da un secondo punto di vista. Ci giri intorno, in un certo senso, come se nuotassi in superficie.
Ma la mia comprensione si formerà per conto suo giù in profondità.
È quello che succede con le parole di Osho.
Nascono dal vivo: lui parla e tu ascolti. Se invece di ragionarle lì in superficie dove atterrano ti sposti un attimo e le lasci arrivare giù dove il mare è calmo, silenzioso, possono risvegliare grandi comprensioni.
Perché sono esattamente da quelle grandi profondità che stanno arrivando, non dalla mente.

​In quasi 40 anni di discorsi, Osho è andato a costruire più di 600 libri! Un’infinità di comprensioni e preziose indicazioni pratiche, misteri svelati, giacciono su quelle pagine. Leggerle tutte non è impresa da poco e non so se qualcuno l’ha già fatto.
Noi nel nostro piccolo abbiamo fatto un estratto, per così dire, dal tutto, dei concetti più importanti o dei punti cruciali del suo messaggio, traducendoli in italiano così come lui li ha espressi. Li abbiamo raccolti in un'Enciclopedia dell’Uomo Nuovo (l’abbiamo chiamata così). Quando sarà completata saranno una decina di volumi.
Oggi esce il volume numero 8 allegato all’Osho Times di luglio. Lo ricevono solo gli abbonati e possono completare l’opera coi volumi precedenti al 50% di sconto.

Che altro dire… abbonati! Insieme al libro riceverai la rivista del mese e poi per un anno le altre riviste, un altro libro, e due dvd. Se non vuoi abbonarti ma solo averne un assaggio, puoi avere i primi 3 volumi.
Buona lettura. Akarmo

P.S. Se oltre ai significati ti interessa fare l’esperienza di quelle stesse cose, di cosa significa "festa della meditazione" vieni con noi a Meditando tra qualche giorno a Salsomaggiore.