oshotimes

Benvenuti all’Osho Times in rete

La rivista interamente dedicata alla visione di Osho che da più di trent’anni ti porta a casa l’arte della meditazione

Il primo numero di Osho Times è uscito nel lontano 1988... a quel tempo era un tabloid di una trentina di pagine, perlopiù la traduzione del corrispondente in inglese. Negli anni si è evoluto molto... Fino all’elegante rivista dei nostri giorni.

La rivista stampata resta il nostro impegno principale per comunicare la visione di Osho nel modo più variegato, immediato e (negli anni) completo possibile, in questo viaggio senza fine che è l’evoluzione dell’individuo nelle parole di Osho.

Sulla rivista – e se ancora non ti è capitato di sfogliarne una approfittane per leggerla qui on-line – affrontiamo mese per mese temi molto vari legati alla meditazione, alle relazioni, ai diversi percorsi di crescita personale, ai diversi paesaggi che si incontrano nel misterioso viaggio interiore. E ogni volta sia con esperienze di vita vissuta, che con brani di Osho rari e inediti.

Qui in rete ne trovi un assaggio, aggiornato ogni due settimane con nuovi articoli e un editoriale inedito.

Buona esplorazione quindi!

L' Editoriale

Per cominciare, un caldo augurio di buon anno! Non ho ancora avuto l’occasione di dirlo, ma il 2020 è un anno speciale: tra pochi giorni saranno 30 anni che Osho ha lasciato il corpo, il 19 gennaio.
Quando è successo io non ero a Pune, ma in Italia. In quegli anni all'Osho Times facevamo i turni e tutti noi della redazione trascorrevamo un po’ di mesi in Italia, all'Oshoba, e un po’ di mesi a Pune a rotazione. Io tornai a Pune, come da programma, a marzo di quell’anno, il 1990.
Ricordo l’emozione di varcare la soglia della casa di Osho in India, “senza Osho”. O almeno… quello era il pensiero dominante entrando all’Osho Commune International di allora. Ma fui subito contraddetto dall’esperienza, perché quello che provai era tutt’altro rispetto a una sensazione di perdita. Fui travolto da un’onda fortissima di vita!


Osho Resort


Non avevo mai visto così tanta gente a Pune come in quei giorni, e la gioia di lavorare e meditare tutti insieme era tantissima. I miei amici e compagni di viaggio, gli altri innamorati di Osho, come me, erano a tutti gli effetti un riflesso di Osho, un riflesso tangibile. Eravamo come circondati da un’aura luminosa, amorevole e amica ed era davvero bello stare insieme.
Era la conferma di quello che Osho aveva spesso detto...

Articoli

Elogio della natura

E delle sue qualità... brevi brani a tema.   

Rari brani di Osho
apparsi sulla rivista Osho Times

 

Ricorda, la bellezza è qualcosa che appartiene alla natura selvaggia. La bellezza non è mai addomesticata, nel momento in cui la addomestichi, diventa brutta. 

Non c’è modo di addomesticare la bellezza. La bellezza deve essere intrinsecamente selvaggia, perché fa parte della natura. 

Non è coltivata, è naturale. Ecco perché gli alberi sono così belli, gli animali sono così belli, gli uccelli sono così belli. È impossibile trovare un uccello brutto, o un cervo brutto. La natura è spontaneamente bella.

 

 

Osho

 

Solo l’uomo diventa brutto. E l’assurdo è che solo l’uomo cerca di essere bello. In quello sforzo per diventare bello, subentra la bruttezza. L’idea stessa di diventare bello dimostra che hai ammesso di essere brutto; l’idea stessa trae origine dalla condanna di te stesso. 

Una cosa è certa: una persona che cerca di essere bella ha ammesso la sua inferiorità, la sua bruttezza, la sua inutilità. E sta cercando di nasconderle, di coprirle, di migliorarle...

Più meditazione e più amore

Tu, io e il pianeta – riflessioni di Shastro   

Un articolo apparso 
sulla rivista Osho Times

 

Foresta pluviale

 

Sono nato e cresciuto nel Nord Italia, vicino a Venezia, in una città che era ben nota per essere quella con il minor numero di alberi e aree verdi per abitante di tutta la nazione. 

Ricordo che da bambino guardavo fuori dalla finestra e i miei occhi scrutavano l'orizzonte, cercando la punta di un albero. Quando ne trovavo uno, lasciavo riposare gli occhi sulle sue foglie verdi e sui suoi rami che ondeggiavano al vento. Ero pervaso da un senso di meraviglia e vastità, un senso di divinità che mi appariva molto più reale dell’idea cattolica di dio che mi era stata propinata in quei primi anni della mia vita.

Ricordo chiaramente il giorno in cui, guardando un albero, mi vennero le lacrime agli occhi e pensai: "Se dio esiste, deve avere qualcosa a che fare con questo albero". 

Adesso, a distanza di tanti anni, che percepisco come molte vite, riesco a comprendere e vedere la verità intrinseca che mi si rivelava in quei momenti: facciamo parte di un ecosistema organico che è la manifestazione fisica di un'energia divina molto più vasta della somma di tutte le sue singole parti...